Condivido il contenuto ideale della proposta di legge di modifica dell’art. 1 della Costituzione, che riconosce nella nostra Carta il diritto alla “bellezza” della quale in particolare il popolo italiano usufruisce storicamente e in modo “naturale”.

Rappresento i direttori degli istituti superiori italiani di alta formazione musicale (statali, non statali, accreditati): i Conservatori, nati a Napoli e Venezia nel Rinascimento e oggi custodi di una secolare tradizione musicale in Italia e nel mondo intero.

La musica è un bene fragile, impalpabile, ineffabile.
Il suono che la compone è solo una materializzazione mentale di cui percepiamo la sorgente, ma non ha un “luogo” ove risiede. Il suono è ovunque attorno a noi: circonda e condiziona la nostra vita quotidiana.
Nonostante questa qualità “intangibile” il suono organizzato, quel che cioè chiamiamo “musica”, è un potente mezzo di identità culturale individuale, collettiva e sociale.

Abbiamo la percezione di quel che chiamiamo “musica” solo grazie alla memoria, una delle facoltà che contraddistingue l’essere umano. La memoria permette a sequenze di singoli suoni di apparire uniti, di avere una “durata”; permette di dare allo scorrere del tempo che la musica riempie un “senso” sia dal punto di vista intellettuale, sia emotivo.

Attraverso le varie generazioni la musica mantiene viva anche la memoria storica e l’identità culturale di popoli e di nazioni. Anche per “l’identità” italiana, così fragile e faticosamente costruita, la musica ha offerto e offre un grande contributo.

La musica, fin dall’alba dell’uomo (nelle culture egizio-mesopotamiche e greca), fu strumento di conoscenza del mondo, esoterico ed essoterico. Noi siamo figli di questa cultura e oggi possiamo dire che il linguaggio musicale è per l’uomo uno dei più efficaci strumenti di conoscenza, della sua storia, del suo essere individuale.
Come mezzo conoscitivo la musica tende e si identifica con la “bellezza” nelle sue diverse accezioni estetiche. La “bellezza” è sempre l’orizzonte di chi scrive e produce musica, così come avviene per l’arte in generale.
La bellezza è quindi un bene essenziale e inalienabile.
Per raggiungere tale obiettivo è necessario mantenere la musica sempre “viva”, perché solo nella sua realizzazione pratica la musica esiste fisicamente: prima è solo pensiero, dopo è solo un ricordo.
Salvaguardare il diritto alla “bellezza” significa quindi salvaguardare la musica e l’arte.
E salvaguardare le istituzioni che fanno di questo, da secoli, la propria missione.
Paolo Troncon
Presidente della Conferenza dei Direttori dei Conservatori di Musica

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