La proposta di legge dell’onorevole Serena Pellegrino costringe, in primo luogo, a sentire questa giornata come il compimento di un’attesa, in atto sin dall’unità nazionale: qualcuno (anzi, “qualcuna”, e la precisazione è importante, data la materia di discussione!) dice pubblicamente e con drammatica urgenza ciò che mai è stato detto in una sede politica italiana.

La bellezza non è per noi, Italia, “il nostro petrolio”, come molti stolidamente si compiacciono di dire, sia pure con le migliori intenzioni. La bellezza non è un valore aggiunto, un “décor”, una “marcia in più”. La bellezza è un valore intrinseco, l’essenza dell’identità nazionale, la forma essenziale, la marcia tout court. Come vado gridando da decenni, l’estetica non è una procedura di abbellimento: è la scienza dei significati primi e originari del mondo. La bellezza, oggetto dell’estetica, è il nodo dei significati incorrotti e riconosciuti nella loro esattezza.

L’integrazione all’articolo 1 della Costituzione della Repubblica italiana, così come la propone l’onorevole Pellegrino, può anche essere intesa nel seguente modo. E’ possibile che quella italiana sia la Costituzione più bella del mondo. Ma quel testo si è logorato, è sbiadito, appannato, poiché se ne sono indeboliti e affievoliti i significati. Ciò che soffre è la semantica più che non la logica o il meccanismo d’applicazione.

E’ giunto il καιρός (kairós): è il momento di onorare i versi di Mallarmé, di “donner un sens plus pur aux mots de la tribu“. Introdurre quell’integrazione proprio a chiusura dell’articolo 1 è il creare la possibilità (molto forte, se i legislatori avranno coraggio e chiaroveggenza) di restituire rapidamente ed efficacemente alla nostra Costituzione i suoi significati originari, oggi misconosciuti da uno Stato non più degno di questo nome. Quelle parole che sarebbero dovute essere già, sin da principio, e che ora potranno essere, possono restituirci la chiave d’intelligenza del nostro essere e della nostra necessità di essere italiani, europei, occidentali, ossia portatori di una civiltà che altrove non esiste.

Quirino Principe

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